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N°52 - Messaggio di Nuccia: La messe è molta
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Grazie, Gesù, per averci regalato Nuccia. Alleluia!

MESSAGGIO: BEATI GLI ULTIMIrosa
- settembre 1996 -

A Federico che chiede: “Come stanno i tuoi polmoni?”
Nuccia a braccio risponde: “Come dice Peppino ‘i figli di Dio stanno sempre bene’!
Il mio corpo è tutto contorto ed io sono orgogliosa del mio corpo, perché sono certa che
dentro di me riposa Gesù, perché altrimenti non potrei né respirare, né vivere; quindi io
respiro con il suo respiro.
Lo lodo e Lo ringrazio.

Volevo aggiungere, noi che abbiamo capito
e sperimentato l’amore del Signore dobbiamo essere i battistrada del Signore e tutti
dobbiamo ammirare le sue meraviglie, il suo amore misericordioso. Siamo noi che dobbiamo
preparare con la nostra sofferenza, con i nostri dolori un trono di lode, sopra il quale Gesù
deve sedere, perché re del mondo e re dei nostri cuori, ma soprattutto dico che deve essere la
nostra vita una testimonianza, affinché tutti Lo possano conoscere, amare e lodare”.
L’altra sera, leggendo una pagina del vangelo, mi ha colpito questa parabola: “La
messe è molta e gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, che mandi
operai nella sua messe (Luca 10,2)”. Ho riflettuto molto su questa frase e mi sono detta:
“E’ tempo di evangelizzare, è tempo di andare. Ognuno di noi può e deve farlo: proclamare il Signore”.
La parola del Signore ci invita a prendere coscienza dei nostri voti battesimali, per
essere suoi amici e collaboratori, ossia missionari nel mondo, impegnati a diffondere,
soprattutto con la testimonianza della vita, l’annuncio del Vangelo.

In virtù del battesimo, infatti, ogni cristiano appartiene a Dio. Tutto ciò che ha e quel
che è, lo deve a Lui. Gratuitamente ha ricevuto, gratuitamente è chiamato a dare; ha il
compito di far conoscere l’amore di Dio per tutti i popoli, annunciare Cristo a tutte le genti,
dire ai fratelli che solo in Lui vi è salvezza. Ancora oggi Gesù soffre nel vedere la nostra
umanità disorientata, nel vedere “folle stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Egli
continua ad offrire a tutti gli uomini il dono della salvezza. Ma per compiere questa missione,
sono necessari tanti operai, che soltanto Lui può suscitare nella chiesa. Pertanto, su invito di
Gesù, preghiamo il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe.
Tutti i credenti, tutti i battezzati, sono interpellati da Gesù. E’ necessario invocare lo
Spirito, che susciti numerose vocazioni di santi sacerdoti, religiosi e laici, impegnati alla
costruzione del Regno di Dio. Ogni battezzato deve considerarsi pietra viva di questo edificio
universale ed esercitare il proprio ministero sacerdotale, che è comune a tutti i figli di Dio. Se
fino a qualche tempo fa si pensava che la diffusione del Vangelo fosse di competenza del
clero, per cui il credente si sentiva libero da ogni responsabilità di evangelizzazione, ora non è
consentito delegare esclusivamente i consacrati all’annuncio del Vangelo.

Ogni battezzato ha il dovere di testimoniare, con la propria vita, l’amore di Dio,
di essere missionario nel mondo. Ciò non richiede necessariamente di andare lontano, di
rinunciare alla famiglia, alla carriera, alla cultura o ad altri interessi vitali, perché chiunque
può essere testimone della Parola e dell’Amore di Dio. Ogni cristiano, qualunque sia la sua
condizione sociale o il suo stato, è in grado di servire il Signore. Il quale si aspetta da
ciascuno che Lo rappresenti nel mondo e si presti ad essere ponte di congiunzione, perché
l’amore del Padre possa raggiungere i cuori più lontani. Tutto questo è necessario, perché
ogni uomo faccia esperienza dell’amore di Dio e creda; e credendo, possa salvarsi e rendere a
sua volta testimonianza alla luce. Infatti, l’evangelizzazione passa attraverso il servizio umile,
generoso, illuminante di tutti i credenti, che sono il popolo di Dio e che costituiscono il corpo
di Cristo, cioè la chiesa, missionaria per vocazione. In virtù di questa vocazione, la casalinga,
l’operaio, l’impiegato, come il dottore, l’insegnante, l’anziano, il carcerato possono e devono
essere missionari. Anche noi ammalati possiamo essere missionari, trasformando le nostre
stanze in piccoli templi, in piccole chiese, dove si può soffrire e offrire, lodare e adorare
Cristo ed essere di aiuto gli uni agli altri. Avendo pari dignità dinanzi a Dio, siamo chiamati a
rispondere nella misura, in cui abbiamo ricevuto, ossia in base ai propri carismi, nella
famiglia, nell’ambiente di lavoro e nei diversi ambienti sociali, in cui ciascuno si trova ad
operare. Si può evangelizzare senza andare in paesi lontani, anche rimanendo inchiodati nei
propri letti di dolore, nelle condizioni in cui ci si trova. Ciò che conta non sono le parole, ma
le opere, ossia il nostro comportamento, il vissuto, illuminato e ispirato dalla Parola di Dio.
Qualcuno ha giustamente osservato che “Grida più forte quel che fai, che quel che dici”.

Da qui l’esigenza di una profonda coerenza di vita con i principi cristiani, l’esigenza di avere
testimoni autentici del Vangelo, di modelli e di esempi da imitare, poiché l’evangelizzazione
nasce dalla cordialità, dalla verità, dallo zelo dei testimoni. Chi ha orecchi per intendere intenda.
Ognuno riconosca le proprie responsabilità e si metta al servizio del Signore, viva la
propria vocazione alla luce del Vangelo, sforzandosi di essere per gli altri un testimone di
luce. Gesù è sorgente d’acqua viva, pura, cui ogni uomo, piccolo o grande, può attingere
e dissetarsi, lavarsi, purificarsi e ristorare la propria vita, perché porti abbondanti frutti di
bene. Apriamo dunque il nostro cuore, non rimaniamo attanagliati dalla paura, ma
disponiamoci con generosità a collaborare. Certo la risposta esige sacrifici, lotte, ma con
Gesù, con la sua Forza e fedeltà, con il suo amore folle per tutti noi, con gioia tutti insieme
possiamo cantare inni di lode e di gratitudine. Alleluia! Amen.

Nuccia