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N°98 - Rosetta Levato testimonia su Nuccia
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Grazie, Gesù, per averci regalato Nuccia. Alleluia!

 

TESTIMONIANZA SU NUCCIA TOLOMEOrosa
di Rosa Levato - 1997

Sono Rosa Levato, nata a Catanzaro il 20.06.1936. Mi sento veramente lusingata di
esporre la mia testimonianza riguardante la mia amicizia e la mia conoscenza nei confronti
della cara sorella Nuccia, che da poco ci ha lasciati per raggiungere la patria celeste.
Credo proprio di aver goduto di un grande privilegio, quello di essere stata sua
contemporanea e quindi di averla avuta come compagna di scuola, addirittura di banco e di
ciò ringrazio il Signore.
A causa della malattia che l'aveva colpita in tenerissima età, non ha potuto frequentare
con regolarità ed assiduità le classi elementari, anche perché fu portata dai suoi familiari nei
vari ospedali del nord Italia per cercare di trovare rimedio al suo terribile male. Ma il Signore
aveva deciso diversamente. Ricordo quel lontano 1946, quando frequentavo la quarta classe
elementare e un giorno fu portata in braccio dalla ragazza che era a servizio della sua famiglia
nell'aula e la maestra, Adele Caligiuri, la mise a sedere accanto a me.
Era bellissima, il suo visino risplendeva di una luce, di una gioia e di una serenità
eccezionali. Il suo sorriso comunicava subito confidenza. I suoi lunghi capelli legati col
fiocchetto dalla sua mamma la facevano somigliare tanto a una santarellina. Tra noi è nata
subito una profonda e sincera amicizia ed io ero proprio felice di averla al mio fianco.
Nonostante la sua malferma salute, che spesso la costringeva ad assentarsi dalla
scuola, ella al suo rientro riusciva in pochi giorni a recuperare e ad assimilare quanto era stato
fatto nella sua assenza, perché era dotata veramente di un'intelligenza eccezionale, oltre
che di una sensibilità che effettivamente solo le anime prescelte da Dio possono avere.
Infatti nel suo volto, nei suoi occhi non trapelava mai alcun risentimento o la benché minima
punta d'invidia, ma sorrideva e gioiva con noi senza dare importanza al suo disagio e alla sua
impossibilità di muoversi, quindi di correre e di giocare; lei gioiva lo stesso con noi e
sorrideva felice. In seguito io feci gli esami d'ammissione alla prima media per recuperare
l'anno perduto, quando le scuole elementari erano state occupate dagli sfollati, perciò in
quinta non siamo state insieme, ma la domenica ci vedevamo in chiesa alla S. Messa, dove la
portavano sempre.
Finite le elementari, non ha potuto frequentare la scuola media, perché qui sul posto
non c'era e bisognava andare al centro città, allora con la funivia; perciò per lei è stato
impossibile, ma ciò non toglie che lei si sia sempre aggiornata, leggendo buone letture, tanto
che chi legge le sue riflessioni esclama subito: ''Ma era diplomata o laureata questa
donna?". Infatti le sue espressioni sono così profonde, capaci di entrare nel cuore di tutti
che sembra impossibile siano state scritte da un'autodidatta, ma si sa che nulla è
impossibile a Dio e la laurea a lei l'ha data lo Spirito Santo, che operava in lei
infiammandola di carità e amore per il suo Gesù e per i fratelli. Diventata una signorina,
era sempre bella e dolcissima. Occupava il suo tempo, oltre che con la preghiera, anche
dedicandosi al ricamo e dalle sue manine delicate uscivano veramente dei capolavori perché
conosceva tutte le tecniche, dai punti più semplici ai più complicati e sapeva accoppiare i
colori con finezza e buon gusto. Ma con me ci vedevamo poco perché io ero molto impegnata
con la scuola. Poi le varie vicende della vita ci hanno un po' allontanate, ma l'ho avuta sempre
nella mia mente e nel mio cuore. Qualche volta durante l'estate, quand'ero in vacanza dalla
scuola, andavo a trovarla.
Ricordo una volta … Era agosto, faceva tanto caldo ed io le avevo portato una piccola
coppa di gelato, pensando di farle cosa gradita, ma con molto garbo, ringraziandomi, mi disse
che ora non poteva mangiarla perché aveva fatto il fioretto di non mangiare gelati. Io allora
esclamai:" Ma la tua vita è stata tutto un fioretto, vuoi fare anche lo straordinario ? Allora io
che sono una golosa andrò all'inferno!". Lei si mise a ridere, ma rimase ferma nel suo
proposito. Poi ho saputo che durante l'anno faceva sempre queste penitenze osservando i vari
digiuni durante la quaresima, i Venerdì, il mese di maggio in onore di Maria, di giugno
dedicato al Cuore di Gesù, di luglio dedicato al Preziosissimo sangue e così via. Quindi oltre
alla sofferenza fisica e alla preghiera, offriva anche il digiuno e le varie privazioni per amore
di Gesù e nonostante ciò diceva che era ben poca cosa in confronto a quello che Lui aveva
sofferto per noi, cioè versato tutto il Suo Sangue. Tralasciavo di dire che col passare del
tempo la sua paralisi che era progressiva e deformante continuava la sua opera devastatrice,
aveva quindi contorto la schiena in modo gravissimo, piegando la spina dorsale in due per cui
il femore della gamba sinistra si trovava sotto l'ascella provocandole nel fianco una piaghetta
dalla quale usciva sangue. I suoi polmoni erano compressi nell'addome così il cuore e tutti i
suoi organi interni. Non posso dire dettagliatamente come era contorta, ma la sorpresa di tutti
era quella di trovarla sempre col sorriso sulle labbra, quando si andava a trovarla, pronta ad
accogliere gli altri, ad ascoltare le loro angosce, i loro problemi, infondendo in tutti coraggio,
fiducia e speranza nell'aiuto del Signore, senza mai stare a parlare delle sue pene e delle sue
sofferenze, anzi ad ammettere che gli altri avevano grossi problemi e lei se ne faceva carico e
per loro pregava e piangeva.
Io nel 1987 ho traslocato e sono venuta ad abitare proprio nella sua stessa via, quindi
sono diventata più vicina di prima alla sua casa, ma in quegli anni avevo i miei genitori
ambedue anziani e malati con me, per cui non potevo andare a trovarla spesso. Poi sono
deceduti, ma a quel dolore nel maggio 1992 si è aggiunto quello più grande della mia vita e
cioè del mio sposo che in soli due mesi e mezzo si è ammalato di tumore al polmone ed è
andato alla patria celeste. Inutile dire quanto Nuccia mi ha confortata e quanto mi è stata
vicina con le sue preghiere durante questa terribile prova. Da quel momento io mi sono
maggiormente aggrappata a lei e non passava giorno che io non andassi a trovarla per stare un
po' con lei, per pregare e per colmare i nostri vuoti, cercando di darci conforto a vicenda nelle
traversie della vita. Tra noi due non c'erano segreti. A questo proposito devo esporre quanto
segue e che ella mi ha raccontato. La nostra cara sorella Nuccia ha sempre detto con molta
semplicità e chiarezza che non ha mai avuto delle visioni particolari, nel senso che da sveglia
sia andata in estasi, ma ha fatto due .sogni veramente eccezionali e questi hanno segnato la
sua vita facendole capire qual era il progetto di Dio su di lei.
Il primo risale alla sua adolescenza. Lei, arrossendo, ammetteva che avendo dei capelli
bellissimi, tanti e lunghi, erano per lei motivo di un po' di civetteria. Perciò, quando ogni
mattina la sua cara mamma la riordinava, la metteva davanti allo specchio e la pettinava,
chiedendole come voleva essere pettinata. Talvolta accadeva che dopo averla pettinata
mettendole i due fiocchi ai lati, oppure facendole le trecce, lei dicesse che voleva un'altra
pettinatura. La mamma l'accontentava sempre, ma aveva anche il problema di far trovare il
pranzo pronto al marito quando tornava dal lavoro, per cui chiese con garbo alla piccola di
essere meno esigente. La notte Nuccia sognò la Madonna, che la prese per mano, la portò su
un prato con tante fiammelle accese e la fece camminare sopra. Lei sentiva il bruciore sotto i
piedi. Poi le disse: “Se tu ogni mattina fai tribolare la tua mamma, perché non ti piace come ti
pettina, ti toccherà poi andare in quel posto che hai visto". Si svegliò subito e i suoi piedini le
bruciavano. Il mattino dopo, lei non disse nulla, ma quando la mamma le chiese, come voleva
essere pettinata, ella rispose: "Come vuoi tu". La sua mamma pensava che si fosse offesa, ma
dopo varie insistenze raccontò il sogno che aveva fatto e da allora in poi lasciò che la sua
mamma la pettinasse a modo suo, senza chiedere cambiamenti.
Il secondo sogno importante della sua vita fu questo. Era una notte d'estate, col cielo
trapunto di stelle ed ella vide il Cuore di Gesù, bellissimo che la guardava. Ella gli chiese:
"Gesù, mi ami?". E Gesù piegò il capo ed annuì per dirle il suo amore. Ella allora chiese un
segno del suo amore e Gesù le offrì un chiodo cd una corona di spine. Da quel momento lei
capì che il suo amato Gesù l'aveva scelta come sua collaboratrice nella sofferenza per portare
la croce ed ottenere il perdono a tanti che ogni giorno l'offendono. Quindi non chiese mai per
se stessa la guarigione, ma accettò di soffrire con Gesù e per amore suo, offrendo le sue
sofferenze per la salvezza degli altri, di tutti i peccatori, senza mai ribellarsi o dare segni di
intolleranza, ma ringraziando Dio che la usava per salvare i fratelli lontani. La prova di quanto
ho esposto sta nel fatto che sulle pezzuole che la sua mamma metteva sulla sua ferita nel
fianco, sono rimasti dei segni preziosi. La macchia di sangue ha preso su una la forma del
Cuore di Gesù, su un'altra quella di un chiodo e chi le vedrà lo potrà constatare e così via. Sono per
me documenti che dimostrano che quanto detto non è fantasia o suggestione, ma che in lei operava il
dito di Dio. Tutto ciò lei lo teneva in gran segreto e non voleva che ne parlassimo in giro
assolutamente. Infatti io lo sto rivelando solo adesso, perchè lo ritengo doveroso da parte mia.

Col passare del tempo le sue sofferenze aumentavano sempre di più. Le sue manine
erano ormai indebolite a tal punto che non solo non poteva più ricamare, ma neanche scrivere,
reggere un libro, tenere la cornetta del telefono. Solo la coroncina del Rosario riusciva a
tenere sempre fra le dita. Insomma la sua era una dipendenza totale, anche nelle azioni che a
noi sembrano insignificanti, e in tutto questo era seguita con tanto amore, prima dalla sua cara
mamma, poi dalla cugina Anna, che l'ha amata più di se stessa e, pur essendo sordomuta e
malata di diabete, l'accudiva notte e giorno senza badare mai a se stessa. A sua volta Nuccia
guardandola capiva se stava poco bene e le diceva di controllarsi il diabete, di prendere un po'
d'acqua e zucchero. Anna la capiva al movimento delle labbra, erano l'una l'angelo custode
dell'altra reso visibile, si completavano a vicenda e la croce di una era anche la croce dell'altra
portata con amore vicendevole, l'una faceva da cireneo all'altra. Per non parlare delle loro
notti insonni dovute sempre alla tosse insistente di Nuccia e quando riuscivano a dormire,
stavano mano nella mano per poter eventualmente comunicare l'una all'altra le
necessità del momento.
Ora anche la trachea era deviata e quindi l'esofago, per cui faceva fatica a deglutire
anche un goccio d'acqua; a maggior ragione il cibo, che tante volte finiva col rimettere. Ormai
mangiava come un uccellino. Dopo quel famoso 17 luglio 1996, quando ha avuto una crisi
terribile con grande effusione di sangue e dai medici ritenuta alla fine della pista e lei con
piena coscienza aveva chiesto i sacramenti con l' Unzione degli Infermi e aspettava la fine,
chiedendo preghiere, ma era serena, le crisi si sono ripetute e spesso. Anna e noi tutti non
volevamo credere all'evidenza e continuavamo, insieme a tutti gli amici che ormai l'avevano
conosciuta tramite radio Maria, ad insistere presso Dio che ce la lasciasse ancora. Il Signore,
il mattino dopo, mediante l'aiuto e l'intercessione di Padre Pio, ci ha esauditi lasciandoci la
nostra cara sorella Nuccia per altri sei mesi, affinché riuscissimo a capire e a constatare che
era giusto che finisse di soffrire. E Lui, che è il più misericordioso, il giusto per eccellenza,
questa volta ha posto fine alle sue inaudite sofferenze, accogliendola fra le sue braccia per
darle i gaudi senza fine del Suo Regno, il paradiso.
Ora a noi non resta che riflettere su quanto lei ci ha insegnato col suo esempio,
perché lei, che non poteva camminare, ha varcato i confini non solo della sua Calabria,
ma dell'Italia raggiungendo, tramite Radio Maria, l'America, il Canada, entrando nelle
carceri, nelle discoteche, parlando alle prostitute, ai malati di AIDS, si è rivolta agli
ultimi, di cui parla il Vangelo e li ha consolati, senza mai risparmiarsi e negarsi a
nessuno, nonostante stesse malissimo. Infatti, quando ultimamente stava tanto male,
telefonavano e volevano parlare con lei, io cercavo di evitarle altre sofferenze perché vedevo
che, per parlare alle persone, diventava tutta rossa e le veniva la tosse forte, volevo rispondere
che non poteva, ma lei mi faceva cenno di passarle la telefonata, perché diceva che era
mancanza di. carità
. Ora però siamo certi di aver in cielo un'altra santa, la nostra cara
sorella Nuccia, che continuerà a pregare e ad intercedere per noi tutti e per i nostri bisogni
presso il cuore di Gesù, il Suo Amato e ci otterrà le grazie necessarie alla nostra esistenza
terrena e alla salvezza eterna.
In fede, Rosa Levato