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Nuccia Tolomeo
 
 
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Nuccia Tolomeo.
Nata a Catanzaro il 10.4.1936 e morta il 24.1.1997,
è vissuta paralizzata su una sedia per tutta la vita.
La fede in Gesù Crocifisso ed in Maria è stata la sua forza. Si è offerta vittima d'amore per l'umanità sofferente, testimoniando nella gioia l'Amore Misericordioso di Dio. Le sue virtù teologali e umane hanno lasciato una grande risonanza.
E' stata collaboratrice a Radio Maria con Federico Quaglini. La sua casa era aperta costantemente alla accoglienza. A tutti Nuccia regalava un sorriso, un ascolto, un conforto, un consiglio ed una preghiera.

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N° 13 - Monsignor Arcivescovo Antonio Ciliberti al 1° Convegno annuncia: ...'verso la beatificazione'
   
<< Sezione generale Video
al minuto 7,45
su gloria.tv

 

RIFLESSIONE DELL’ARCIVESCOVO DI CATANZARO-SQUILLACE
MONS.ANTONIO CILIBERTI
al 1° convegno su NUCCIA TOLOMEO del 26 / 01 /2007 nel decennale della sua morte
Parrocchia di Materdomini in Catanzaro

            Raccogliendo i sentimenti che questa sera ci accomunano, io vorrei elevare un inno di ringraziamento al Signore, per averci donato una così singolare sorella nella fede, che, con la testimonianza della sua vita santa, questa sera ci ha profondamente edificato. Naturalmente questi sentimenti di gratitudine io li estendo anche a vostro nome a coloro i quali, con grande disponibilità amorevole, ci hanno fatto conoscere questa carissima sorella.
Innanzitutto esprimo vivissimo ringraziamento al carissimo Padre Pasquale, artefice di questo incontro, curato nei particolari, anche con l’ausilio di una tecnica raffinata, che è a sua conoscenza e che certamente ha reso più significativo e completo questo incontro. Ma la nostra gratitudine va al carissimo Federico, che ha conosciuto assai bene e ha profondamente stimato Nuccia e con umiltà, secondo l’ispirazione ricevuta dal Signore, l’ha utilizzata lodevolmente nella espressione della missionarietà di Nuccia, perché potesse essere strumento di grazia e di sapienza per tanti fratelli attenti alla voce di radio Maria. Ma esprimo anche gratitudine al carissimo Don Pino, che, introducendo, ha messo in evidenza gli aspetti essenziali, che caratterizzano la personalità di questa singolare sorella. Così come dico grazie ai due carissimi sacerdoti, don Sergio e don Salvino, che hanno portato la loro testimonianza al completamento delle riflessioni della serata.
A Padre Pasquale io vorrei affidare il compito, supportato dalla collaborazione di tutti, dalla condivisione del vescovo, di potere raccogliere tanto materiale, anche con l’apporto di Federico, per potere meglio approfondire la conoscenza di questa persona così singolare, di approfondirne la spiritualità, la sua vita, la sua missione e per potere anche iniziare un processo, che ritengo sia utile, opportuno, ma anche doveroso, il processo della sua beatificazione. E’ un motivo di gioia e di sano orgoglio per la nostra comunità ecclesiale e in maniera particolare per la nostra città.
Oggi abbiamo bisogno di questi testimoni. Lo gridava già, in maniera autorevole, Paolo VI allorquando, in un contesto in cui il relativismo imperava, poteva affermare che non abbiamo bisogno di maestri saccenti, ma abbiamo bisogno di testimoni e certamente di santi, perché i santi sono i testimoni più accreditati.
Carissimi, io ho ascoltato con attenzione devota quanto ci è stato detto, ed è chiaro che, al nostro cospetto, è apparsa  una figura assai singolare e svettante, la quale, fin da tenera età ha riproposto alla attenzione di tutti una singolare sapienza: è la sapienza dei santi, la sapienza, che sa coniugare con l’intelligenza, che coglie la verità, la grazia, che la eleva e sublima.
Sostanzialmente in che cosa la sapienza di questa singolare creatura si manifesta e si esistenzializza? Nell’avere riscoperto la grande verità: che Dio è amore e che ciascuno di noi è l’incarnazione storica di un atto eterno di amore di Dio, anzi nella interiorizzazione della riflessione, incarnata nel mistero della vita di Nuccia, questa verità ha riproposto in maniera ancora più profonda un inequivocabile dato: che ognuno di noi, addirittura, è l’amore di Dio fatto carne nella realtà della nostra persona. Nuccia ha capito bene che lei fin dall’eternità, amata da Dio, è stata concepita e voluta così e nel tempo della sua storia, secondo questo ineffabile disegno di Dio, ha preso consistenza questo atto d’amore nella realtà della sua persona. Proprio perché incarnazione di amore, lei ha guardato a Cristo e lo ha colto nel momento in cui Cristo rendeva visibile, nella maniera più eloquente, la grandezza dell’amore divino, cioè nel suo mistero pasquale, che è mistero di sofferenza, di morte, di dolore, anche se ancor più un mistero di risurrezione e di vita. Nuccia ha capito bene che, se Gesù Cristo, Sapienza incarnata, come strumento di redenzione salvifica ha scelto la croce, ha scelto la passione, la via del dolore è la via privilegiata da Dio, e perciò, ritrovandosi in questa via, prescelta da Cristo, ella ha capito di essere in una dimensione privilegiata, perché Cristo ha inteso associarla al suo mistero pasquale e lei ha accolto questa condizione, trovando in essa la motivazione profonda della sua gioia, sapendo bene che per i cristiani, come per ogni uomo intelligente di buona volontà, non esiste una gioia facile. La vera gioia ha sempre come sua anima la sofferenza. Per questo poteva dire, come abbiamo ascoltato, che la gioia e la sofferenza sono le due facce di questo dono preziosissimo, che è la vita. Proprio per questo ella incondizionatamente spalancò la sua anima, il suo cuore e l’interezza della sua esistenza ad accogliere Cristo nella esperienza della sua vita, vivendo così in maniera autentica la verità della fede, che è accoglienza della volontà di Dio, che è accoglienza di Cristo nel mistero della propria quotidiana esistenza.
Donna di fede quindi, autentica, robusta, forte, di fede crescente. Ma instaurando con Cristo questo rapporto inscindibile di personale relazione nella comunione della vita, ella in Cristo trovò la sostanza della sua speranza, che non era senz’altro l’attesa di un domani migliore, ma era la certezza che quel domani presente nel mistero della sua vita, costituiva la gioia, costituiva il motivo della sua soddisfazione, anche se non in pienezza, perché non ancora.
Donna di fede. Donna di speranza. Ma anche donna di carità, perché, ad imitazione di Cristo, sulla sua testimonianza esemplare, Nuccia visse la sua vita, in maniera incondizionata e costante, in una dimensione di oblatività, dunque di offerta e di dono, perchè inserita profondamente nel mistero di Dio, che è amore. E la sua oblatività, che la faceva pronta a donarsi a tutti, non solo con la parola, ma anche con il suo sacrificio, non la impoverì mai, perché proprio la forza del dono dell’amore la inseriva sempre più profondamente nel mistero di Dio, che è carità, e diventava così partecipe della sua infinità, riproponendo all’attenzione di tutti noi, modello esemplare di vita, di vita cristiana, che ciascuno è invitato, attraverso la sua testimonianza, a perseguire, a vivere e a incarnare. Come abbiamo visto in questo itinerario, compagna e modello sicuro è stata la Vergine Santa, Maria, il modello per antonomasia di fede, di speranza e di carità. Come Nuccia allora, alla scuola di Maria, nella luce della testimonianza dell’amore di Cristo, ognuno di noi questa sera, in un incontro così singolare, potrà trovare ispirazioni forti per dare senso alla propria vita cristiana ed orientarsi verso la realizzazione della santità, ultimo fine della vita di ogni uomo, che da senso alla quotidiana esistenza di ciascuno.
Alla nostra sorella chiedo intercessione, perché davvero la sua costante preghiera e la sua disponibilità incondizionata verso i fratelli, possa ottenere a ciascuno di noi questo dono da parte del Signore e così, con la sua benedizione e la forza del suo Spirito, orientare la vita, sulla esemplarità di Nuccia, verso la concretizzazione storica della santità di ciascuno. Ve lo auguro e di gran cuore.